La cedolare secca consente al proprietario di un immobile in affitto di pagare sul reddito generato dal canone – invece della normale irpef con le relative addizionali – un’imposta sostitutiva del 21% per i canoni liberi e del 15% per i contratti a canone concordato.

Affittare casa con la cedolare secca

La cedolare secca sugli affitti è un’imposta che sostituisce le altre tasse dovute sulle locazioni e consente di applicare un’aliquota fissa del 21 per cento, risultando conveniente soprattutto per i redditi più alti che altrimenti dovrebbero pagare in base all’imponibile Irpef .

​La “cedolare secca sugli affitti” è un’imposta, introdotta a partire dal 2011, che sostituisce le altre tasse dovute sulle locazioni. Consiste nell’applicazione di un’aliquota fissa di tassazione, al posto di quella Irpef che si applicherebbe al reddito del contribuente:

  • 21 per cento, per gli immobili affittati a canone libero;
  • 15 per cento, per quelli a canone concordato.

Il fine della cedolare secca è di disincentivare l’affitto in nero e agevolare chi affitta legalmente, specie a canone concordato. Grazie a questo meccanismo, più il reddito del locatore è alto, più risulta conveniente applicare la cedolare secca.

È facoltativo adottarla e si applica in alternativa al regime di tassazione ordinario. Sostituisce le seguenti imposte:

  • l’Irpef e le relative addizionali;
  • l’imposta di registro, anche sulle risoluzioni e proroghe del contratto di locazione;
  • l’imposta di bollo, anche sulle risoluzioni e proroghe del contratto.

Possono optare per il regime della cedolare secca le persone fisiche proprietarie o usufruttuarie di unità immobiliari, ma non le aziende. In caso di contitolarità dell’immobile, l’opzione deve essere esercitata distintamente da ciascun locatore.

L’opzione può essere esercitata per ciascuna unità immobiliare ad uso abitativo accatastata nelle categorie da A1 a A11, esclusa l’A10 (uffici o studi privati), comprese le relative pertinenze.